faon

"la cosa veramente diabolica e autenticamente maledetta della nostra epoca
è l'attardarsi sulle forme artistiche, invece di sentisi come condannati al rogo
che facciano segnali attraverso le fiamme."
ANTONIN ARTAUD

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Tutto quello che scrivo su questo blog è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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martedì, 03 marzo 2009

Sono ritornato su polemiko.

postato da faon | 02:01 | commenti

venerdì, 07 dicembre 2007

Avviso importante
Questo blog è chiuso: rappresenta una fase della mia vita che si è conclusa, un libro che ho finito di scrivere, un'era che è terminata.
Questo significa che probabilmente non lo aggiornerò più.
Ma non significa che è abbandonato e che può essere saccheggiato.
Quindi non mi va che qualcuno si senta autorizzato a sciacallare i miei pensieri, le mie idee, le mie poesie.
E' successo già molte volte: qualcuno legge cosa scrivo, gli piace, e piano piano si riempie il blog copiando e incollando le mie cose, senza citarmi, senza linkarmi, senza ringraziarmi.
Ebbene: non lo accetto e non lo permetto.
Non accetto che venga usato ciò che ho scritto senza neanche ringraziarmi.
Non accetto che altre persone si aproprino dei miei ricordi e delle mie sensazioni spacciandoli per propri.
Ho i mezzi e le competenze per scovare chi mi copia: se il mondo era piccolo, la rete è piccolissima.

Quindi lo riassumo in parole semplici, comprensibili e ben evidenziate:
Tutto ciò che è scritto su questo blog è opera mia, dove non diversamente specificato.
Se vi piace qualcosa copiatelo pure sul vostro blog o linkatelo, ma dovete segnalarmelo e linkarmi.
Non sono permessi usi commerciali di ciò che ho scritto, senza mia autorizzazione scritta.
Non potete in nessun modo alterare ciò che ho scritto.


Se volete contattarmi questa è la mia mail: ian.nabir@gmail.com
(ma ricevo le mail anche su polemiko@gmail.com e faonworld@gmail.com, visto che polemiko, faon e nabir sono la stessa persona)

Nota finale
Mi dispiace dover mettere un disclaimer come questo in testa ad un blog che ha sempre voluto parlare di poesia, bellezza, arte e sogni. Quindi lascio un pensiero di un autore che amo, e che secondo me descrive ciò che ho sempre voluto fare con i miei scritti: cercare di distaccarmi dal reale per creare qualcosa di bello.

"L'opera d'arte nasce dalla rinuncia dell'intelligenza a ragionare il concreto."
[Albert Camus - Il mito di Sisifo]

postato da faon | 19:36 | commenti

martedì, 23 maggio 2006

Ian Nabir
Tutto ritorna, c'era un vecchio post di Polemiko, tante vite fa, che parlava di Ibnair.
Della sua unica freccia, e di futuri da costruire.
Si rinasce.
Faon non esiste più.
Nuova vita su nabir.splinder.com

Quei pochi istanti dilatarono il tempo gonfiandolo di una gioia grande come l'universo, quella gioia di chi sa di essere artefice del proprio destino.
[Ibnair su polemiko.splinder.com]

...Ridurre tutto al minimo essenziale, per trovare il senso delle cose.
Il sushi, le case vuote quando si è appena traslocato, i vestiti che ci si porta in valigia, la semplicita di fare l'amore, l'odore della pioggia.
In tutto il casino e la complessitàdel vivere quotidiano, quando trovo qualcosa di semplice trovo la poesia.
[Ian Nabir su poesianotturna.splinder.com]

"Il blog nato qualche anno prima di nascere"
[Eh?]

"Lo sapevo che Burmashave sarebbe durato poco, è una di quelle deviazioni dalla quotidianità che ti fanno prendere la giusta rotta"
[Polemiko su faon.splinder.com]

"L'ho comprato ed è davvero un ottimo prodotto, lo consiglio a tutti quelli come me che devono fare un po' di pulizia nel subconscio, e che considerano il cambiamento come qualcosa di terribile"
[John cuccurullo, Minneapolis]

postato da faon | 22:19 | commenti (6)

mercoledì, 26 aprile 2006

Shadow
Sono qua, nella Bologna che ho sempre sognato, di nuovo immerso in architetture di scatoloni a progettare futuri e fare puzzle di passati, sempre nei colori rossi di luci di mouse, azzurri di monitor di pc e luci di cappe della cucina accese a fare un po' di luce tipo candela.
Sempre con le cuffie a cambiare tre o quattro cd fino a trovare quello giusto che si addice alla serata.
Faon era già morto, c'era una casetta nuova in Burma Shave, perchè un'altra parte di vita è finita e mi piace chiudere le porte, tirarmele dietro e ricominciare da zero.
Lo facevo fin dai miei primi diari, divisi in fasi, pre e post e durante qualchecosa.
Poi li richiudevo in fascicoletti con quattro pezzi di scotch, e quello era un periodo concluso.
Ora lo scotch è giallo, certi fascicloetti li ho aperti solo da un lato per sfilare i fogli e rileggere come mi sentivo dieci o quindici o venti anni fa.
Provo a immaginare che cosa pensavo del mio futuro in quei momenti, come immaginavo che sarei stato ora che li rileggo.
Non sapevo di blog, non immaginavo neanche il lavoro che avrei fatto, la città in cui avrei vissuto, gli amici e gli amori che avrei avuto.
Non immaginavo delusioni e rassicurazioni, Radiohead e Tom Waits, sigarette all'obitorio e viaggi in autostrada, treni e cantanti eunuchi in piazza dei Vosgi, nevi di marzo a Londra e locali inventati in strade che spuntano dal fiume.
La mia vita si è costruita forse meglio di quanto avrei potuto immaginare.
Ma mi viene qualche volta mal di pancia come stasera.
Sono cambiato tante volte, sempre orgogliosamente e sempre convinto, perchè nel cambiamento trovo l'avventura, la voglia di andare avanti, di esplorare e di conoscere.
Cambiare è come voltare pagina e vedere come continua la storia.
Capitano dei periodi in cui c'è tanto da fare, e la vita va avanti impietosa, ma l'amore tesse ragnatele solidissime, e si passa sopra a sfoghi e tristezze, e il cuore fa male e certe volte viene fuori la rabbia, e la rabbia dell'amore è crudele quanto forte.
L'amicizia è anche questo svegliarsi di colpo.
A volte non capire.
A volte provare mal di pancia e sentirsi un po' feriti.
Volersi bene per quello che si è.
E fidarsi delle percezioni.
L'altro ieri sera, pochi minuti dopo un mms del mio migliore amico, iniziavo a leggere American Gods.
Il titolo del primo capitolo è Shadow.
...
See you in Burmashave.

postato da faon | 23:00 | commenti (9)

mercoledì, 22 marzo 2006

Amo

polemiko.  maggio 2003 - ottobre 2004
xwk. gennaio 2004 - luglio 2004
faon.  ottobre 2004 - marzo 2006

Anni che passano, tra blog, pensieri e vita.

Dietro c'è sempre la stessa scintilla.
Ci sono sensazioni diverse, ma quello che cerco è sempre lo stesso.
Suoni di chitarra col flanger e nebbioline viola.
Voci piene, leggere ma profonde.
Momenti che non sono ancora sveglio ma non sto più dormendo.
Primavere ancora da arrivare.
Sentirmi sempre in vacanza, in una città che ormai è diventata mia.
Le sigarette rollate.
Uscire sul balcone con la pioggia e il sole che deve ancora spuntare.
Il sapore del caffè che sto ancora sognando.
La prima sigaretta di mattina che mi fa un po' girare la testa.
L'odore dolce del profumo che ti metti sempre.
Un pezzo che mi piace e lo metto in loop venti volte.
Il ragazzino che fa l'acrobata nella piazza di Burgos.
Kaia che ride.
Il freddo di Londra e i piatti di alluminio di Kamden.
Il caffè di mattina con Antonio e i treni che passano.
Il sapore forte e amaro del Negroni.
Abbraciarmi con mio fratello al rave.
Camminare per chilometri con Frog.
Contare le lattine di heineken vuote con Naja.
Incontrarsi alla stazione con Poesia.

Tutto quello che ho vissuto.
Tutto quello che ho scritto.
Tutto quello che ho amato.

Felice di non aver mai ceduto all'odio.

(tra un po' si trasloca, di vita e di blog ;-)

postato da faon | 22:35 | commenti (13)

lunedì, 06 febbraio 2006

Gotan
E' come iniziare a scrivere.
E cancellare pensieri prima ancora di iniziare.
Come un passo che anticipa sensazioni.
Che illumina pensieri.
"Per creare bisogna attraversare il deserto" dice Capossela.
E sono giorni che ci penso.
E' vero.
Di deserti ne ho attraversati, e ne attraverserò ancora.
Nel deserto le sensazioni sono forti, tutto è amplificato.
L'orizzonte infinito del non sapere concentra il presente e rende l'attimo infinito.
I ricordi diventano palpabili, e l'assenza di stimoli reali rende assoluti i sogni.
Ma il deserto l'ho lasciato dietro da un po', e soffio sulle braci, e il fuoco rivive.
Soffio, e i ricordi e i pensieri volano leggeri come braci impalpabili, su fino alle stelle attraverso il freddo e la nebbia.
Troppo impegnato a vivere ultimamente, consumo tutto, e quello che rimane sono solo le braci leggere che volano in alto.
Sono momenti a perdere tempo, ma perdere è un concetto relativo quando sto bene e amo e ogni istante è una storia da vivere.
Malinconico come il suono della fisarmonica, che porta lontano, dove finisce il deserto, dove iniziano i sogni, dove il ricordo sfuma con il futuro e dove il dejavue è il senso della vita.
Per ripercorrere sensazioni, per sentire forte il peso dell'anima che mi schiaccia per terra, per sentirmi vivo.
Amo le mattinate fredde e il vapore misto a fumo che esce dalla bocca quando mi appresto a rivivere una giornata che sembra uguale ma che porta sempre nuove sensazioni.
Amo il banco del pesce di via delle Pescherie Vecchie il sabato mattina, tutta la gente costipata e i commessi napoletani che spostano le cassette e avvolgono gamberi e pesciolini nella carta umida.
Amo il pensiero degli amici vicini, i contatti telepatici e gli sms con giorni di ritardo, il forse ci si rivede e i pezzettini che mi ricordano che siamo sempre vicini anche se lontani.
Amo la malinconia di rileggere cose non finite, il cercare di aggrapparmi alla voglia di comunicare, anche quando il deserto l'ho superato e sto bene in quest'oasi.

[Listening to Gotan Project]

postato da faon | 23:19 | commenti (17)

domenica, 11 dicembre 2005

Ho visto cose che voi umani
Ho visto strade ghiacciate per le vie di Bologna, stanze di fianco alla ferrovia e treni che passavano anonimi, e osservavo le facce dei pendolari che passavano lente nella penombra della sera.
Ho visto i riflessi dei lampioni sul ghiaccio, per le strade, gli anfibi ad afferrare il terreno e il gusto del troppo vino rigurgitato a coprire pasti troppo scarni e rabbie soffocate e insicurezze di non sapere che fare, e noie e ansie.
Ho visto pusher buttare soldi e fumo per terra alla luce intermittente blu e ripassando trovare venti euro da bersi alla salute al bar dello squallido.
Ho visto città addormentate, illusioni di felicità, tentativi di comprendere l'essenza, e sempre qui ad elemosinare briciole di verità tra le luci dell'alcool.
Ho visto squarci di luce tra le certezze delle cose che mi avvolgono, tra la tranquillità di chi mi ama, ho visto dischiudersi fiori, come girasoli giganti dove tutto il mondo si colora di giallo e sto bene, sto bene, non vorrei neanche scrivere.
Ho visto strade diverse, i sogni che confondono sempre il passato col presente e con l'immaginario, ho visto la stazione di Bologna trasformarsi, da desiderio a tristezza a sicurezza.
Ho visto gente passare, vedo vita, vedo mondi che percepisco appena, ho visto blog che non vedo più, languidi barlumi dell'inizio di aprile, mondi che non esistono più, vite che sono passate senza che le abbia neanche potute sfiorare.
Ho visto passanti e passanti, persone come me, che camminavano, piangevano, pensavano, parlavano, e tutto era qui, e tutto era il mio nuovo mondo, quello che devo ancora imprimere nei sogni, tutto era luna e sole e le stelle, e il freddo che sento diverso da tutte le case in cui sono stato.
Il freddo è sempre diverso.

...Io ne ho viste cose che vuoi umani non potreste immaginare.
Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione
E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia.
E' tempo di morire...

E' tempo di nascere.

postato da faon | 00:14 | commenti (27)

lunedì, 07 novembre 2005

One step beyond
Mi faccio ingannare dalla prospettiva della tapparella abbassata.
La luce che filtra dalle fessure.
La luce della lampada blu, soffusa, che illumina il casino della scrivania.
Il casino della mia vita, che non capisco bene cos'è, mi sento sempre un po' in ferie.
Spesso immaturo, ma dico che mi frega, se riesco a stare bene, come certe sere, che cado nel torpore primordiale, che vedo i petali schiudersi, le gocce cadere lentamente, che sento la musica fluida che mi mancava e piano piano mi riempie le vene.
Oggi avevo voglia di portarmi la macchina fotografica dietro. Non ho fatto neanche una foto, ero troppo impegnato a guardare intorno. A calpestare le foglie mentre guardavo il risvolto del pantalone venuto male. La storia di un risvolto duro a piegarsi, tutte quelle piccole cose che sono storie ma stupide, perchè muoiono dentro.
Quando guardo l'acqua che esce dal tubo della doccia, l'acqua calda che scende addosso, e quanti stanno guardando il tubo della doccia ora, ci vorrebbe una canzone, mille canzoni, ci vorrebbe la voglia di ascoltarla una canzone, di lasciarsi cullare e crederci davvero.
Di far uscire le parole per stupide poesie e sensazioni che fanno incazzare chi sta male, tutta questa sdolcinatezza, un chilo di miele e pensare alle api stanche che non avevano voglia di fiori chiari.
Tanto tutto passerà e rimarrà come una patina su una moneta antica, quello che dà valore è l'impronta del tempo.
L'impronta di chi amo.
Certe volte l'amore che provo per quello che mi circonda è così forte che sembra il mazzo di fiori in mano al ragazzino troppo giovane per avere il coraggio di darlo alla ragazza che ama.
Passi nella pioggia, pensieri e ricorsi, prese in giro e carta umida stropicciata.
Le spine che pungono.
Profumo nella nebbia.
Una sigaretta che brucia come rami verdi e fa tossire.
Lo butto per terra, qui.
Qualche seme farà nascere altri fiori.
Altre storie.
Purchè tutto continui.

postato da faon | 23:38 | commenti (13)

giovedì, 03 novembre 2005

Digital tenderness

Mi ricordo la prima volta che mi sono visto di profilo.
Stavo comprando un giubbotto per l'inverno, ero in un magazzino, con i miei, potevo avere dieci o dodici anni.
Non mi sembravo io.
In foto mi vedevo sempre davanti o di trequarti, allo specchio sempre di fronte.
In quel magazzino c'erano tanti specchi, e passando davanti ad uno vidi il riflesso del mio riflesso, giusto di profilo.
Non mi piacqui per nulla. Cercai di imbrogliarmi da solo, che non ero io, che ero venuto male, che forse era l'angolazione. Semplicemente era un'angolazione da cui non mi ero mai visto, e non mi piacevo.
Per anni ho cercato di evitare di vedermi di profilo, io ero quello dello specchio del bagno, non avevo altre angolazioni da cui vedermi. La prospettiva non esisteva. D'altronde ci avevano messo migliaia di anni a scoprire come rappresentarla, a me bastava fermarmi a Giotto.
Poi mi ricordo quando scoprii la visione distorta.
Per qualche ragione che non deve essere casuale, la zona della retina che è in grado di percepire i maggiori dettagli non è al centro del campo visivo, ma spostata di qualche diecina di gradi a destra o a sinistra. Lo sanno bene gli appassionati di astronomia. Se vuoi percepire i flebili bracci delle galassie, la materia sottile delle nebulose, non devi guardare dritto dove punta il telescopio. Devi guardare un po' intorno, finchè il tuo cervello non acchiappa quello che la visione distorta gli comunica, e riesci a intuire quello che voi vedere.
Era M51 in Canes Venatici, cercando in google images si può vedere quello che il cervello riesce a farti intuire se guardi con gli occhi e non con un ccd.
Guardando dritto nell'oculare è solo un batuffolo di nebbia attorno ad una stellina. Poi l'occhio si abitua al buio, distogli lo sguardo, ed ecco che compare in tutta la sua bellezza. Ma se la punti di nuovo dritta, sparisce. Una bellezza che esiste solo se non ti ci concentri sopra.
E poi ci sono i boschi che vedi dall'autostrada. Sembrano un ammasso incasinato di alberi, poi c'è un decimo di secondo in cui ti accorgi che sono piantati secondo un ordine logico, una pianta quadrata che si può percepire solo quando ci passi di fianco ad una certa angolazione.
Sembrano fenomeni diversi, eppure qualcosa li collega.
Se mi è tornata la voglia di scrivere con queste tre immagini in testa (in realtà erano molte di più ma tre è un numero mistico e mi fermo qui), credo che ci sia un significato.
Per esempio che le cose le capisci quando non ti ci butti dentro a capofitto.
Oppure che la bellezza può essere solo sfiorata e mai guardata dritta negli occhi.
O che nelle cose belle c'è un ordine, anche se non hai la fortuna di acchiappare il decimo di secondo in cui sembra tutto ordinato.
O che alla fine fa bene sedersi e guardare quello che c'è intorno, sedersi sullo scalino di fianco alla finestra a fumare una sigaretta guardando le foglie che cadono, aspettare che finisca il cd ed essere felici che qualche cosa sia finito sul foglio a testimoniare che certi pezzi di vita sono fottutamente belli anche se spesso non hai voglia di fissarli.
Basta guardarli di profilo.

 

postato da faon | 00:07 | commenti (9)

mercoledì, 27 luglio 2005

Atmosphere
Non so bene chi, non so bene quando. Non so bene che cosa. E' tutta una sensazione da non so che.
Sono deja vu di giorni a timbrare il cartellino, che ormai non si timbra più ma si passa il badge, ma è sempre la stessa cosa.
E' sempre il mestiere che non avrei voluto fare.
E guardo le facce dei colleghi, distorte come nei quadri di Francis Bacon.
E canticchio in testa canzoni incantabili in parole, ma che ho ascoltato tanto che la mia mente è in grado di riprodurre ogni suono, ogni sfumatura.
Mi adatto a sensazioni nuove, così rassicuranti che mi sento in un bozzolo di tranquillità che mi rende quasi impermeabile a tutto ciò che mi circonda. Eppure sto cambiando.
Ripenso alle cose che sono più impresse nella mia mente, e sono ricordi lontani, quadri ad olio con spatole rabbiose di colori puri.
Ripenso alle mille vite passate, chissà quando, poi.
Mi sembra di essere sempre stato immerso tra codici sorgenti e sessioni di debug e analisi di specifiche. Eppure il tempo di vivere si trova sempre.
Si trovava tempo di organizzare feste tra le sessioni massacranti tra i campi.
Si organizzavano carnevali in mezzo alla peste.
Si giravano film in piena occupazione nazista.
Figuriamoci se non si trova il tempo di vivere in mezzo ad una vita da impiegato.
Ma spesso è così difficile raccogliere i pezzi, rimettere in ordine le macerie, trovare quel pizzico di poesia che faccia tornare la voglia di parlare.
Mi basta l'atmosfera, che si può trovare da soli.
Mi basta l'atmosfera per non perdermi, mi basta camminare nel silenzio, ricostruire vite, capire la fine delle cose e rinascere.
Don’t walk away, in silence.

Walk in silence,
Don’t walk away, in silence.
See the danger,
Always danger,
Endless talking,
Life rebuilding,
Don’t walk away.

Walk in silence,
Don’t turn away, in silence.
Your confusion,
My illusion,
Worn like a mask of self-hate,
Confronts and then dies.
Don’t walk away.

People like you find it easy,
Naked to see,
Walking on air.
Hunting by the rivers,
Through the streets,
Every corner abandoned too soon,
Set down with due care.
Don’t walk away in silence,
Don’t walk away...

Joy Division - Atmosphere

postato da faon | 23:54 | commenti (25)